martedì 27 ottobre 2009

Prima intervista a una golfista super!

Nel video qui sotto potete vedere l'intervista a Monica Bonfanti, sulla buca 10 del Cosmopolitan golf di Tirrenia. Cosa può insegnare a noi poveri mortali di terza categoria una che ha un handicap così basso (4,4) e riesce a giocarlo quasi sempre? TANTO, tantissimo, nonostante le sue risposte brevi. Monica gioca a golf da una quindicina di anni con due interruzioni per le gravidanze e in soli 4 anni è arrivata in prima categoria. Come ha fatto? Lo dice lei stessa:

TIRA UN DRIVE POTENTISSIMO grazie alla velocità dello swing, al giusto spostamento di peso e al fatto di aver giocato per anni a tennis. (E noi che non abbiamo giocato a tennis come facciamo...? )

PENSA POSITIVO. va sulla palla con la certezza di prenderla bene, salvo una lievissima insicurezza sul secondo colpo, il suo punto debole. Il fatto di CREDERE di fare un bel colpo porta all'automatica realizzazione della credenza. (SIA CHE TU CREDA O CHE TU NON CREDA DI POTER FARE QUALCOSA HAI SEMPRE RAGIONE) Il secondo colpo lei lo intende come il colpo al green nei par 4, chiaramente nei par 5 sarà il terzo a crearle maggiori difficoltà. Se non prende il green, infatti, il par per lei non è più matematico, dovendo fare approccio e putt.

NON PENSA MAI ALLA TECNICA, per non incasinarsi la vita, ma alla fluidità del movimento! Se vogliamo vincere contro un avversario forte a tennis chiediamogli di mostrarci come impugna la racchetta: lui si concentrerà sul particolare dell'impugnatura e inizierà a giocare male! E così funziona anche golf: se ci concentriamo sui particolari, specie se poi li cambiamo in continuazione, non faremo mai un bel colpo. Ad esempio, se una volta pensiamo a girare le spalle in un certo modo ma poi il colpo viene male, il prossimo colpo proviamo a concentrarci su fare un bel finish, ma poi se anche questo colpo viene male ci fissiamo solo su particolari che ci fanno sbagliare quasi sempre.

QUANDO SBAGLIA UN COLPO PENSA SUBITO AL SUCCESSIVO. Il colpo sbagliato non influenza il seguito del suo gioco, ma anzi la rende ancor più determinata a dare il meglio per recuperare il colpo perso. Per lei gli ostacoli servono per essere superati.

A UN 36 DI HCP SUGGERISCE di essere umile. Dato che ha due colpi a buca deve fare di tutto per realizzare il massimo del punteggio rischiando il meno possibile. Niente drive sparati nel bosco a destra e a sinistra, ma ferri dritti anche se non lunghi. Niente colpi al green con un lago davanti da 100 e più metri di distanza, ma avvicinamento della palla al lago per oltrepassarlo più facilmente. E se sbaglia, deve pensare solo e soltanto al colpo successivo, mantenendosi il più possibile rilassato e sereno.

E se provassimo anche NOI a pensare come lei? A guardare avanti, ad evitare di pensare ai dettagli dello swing, a superare le difficoltà pensando sempre al colpo successivo, ad essere più fluidi e rilassati possibile, a CREDERE in noi stessi e nelle nestre capacità? Presto, prestissimo avrò risposte anche su come cambiare i nostri pensieri, le nostre credenze e la nostra autostima.

Forse non arriveremo come Monica a giocare 4,4 di handicap, ma NOI CI ACCONTENTIAMO (per il momento...) di scendere di qualche colpo e poi di giocare regolarmente il nostro nuovo handicap. Vero?





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