domenica 27 luglio 2008

Il pensiero positivo migliora il gioco del golf?

Questo post non è mio ma di "Evergreen", di Nextgolf.
Il principio del pensiero positivo è importante, ma è solo un tassello di un mosaico un pò più complesso.
Il pensiero positivo è un approccio semplicistico nelle tecniche di definizione degli obiettivi.
Mi spiego meglio. Supponiamo che io abbia hcp 20 e voglia un hcp 10. Nell’approccio del pensiero positivo posso affermare “Ho hcp 10” e immaginarmi mentre gareggio con giocatori di quel livello e li batto regolarmente. E posso ripetere affermazioni + immaginazioni per centinaia di volte al giorno. Questa tecnica potrebbe funzionare se ci credi fermamente, ovvero non ci sono interferenze negative del tipo:- quella vocina interna che mi dice “Ma a chi la racconti” oppure “Non dire stupidaggini: chi credi di ingannare!”- una sensazione di disagio, dubbio, incertezza che mi “comunica” che ci credo poco.- quella 'sensazione di pancia' che mi crea incertezza e indecisione e mi fa muovere al rallentatore- altri dubbi, conflitti, auto sabotaggi- paura di conseguenze negative- etc..E crederci fermamente significa avere o costruirsi un sistema di convinzioni potenzianti come (qui cito liberamente Robert Dilts, Trainer e Coach di livello mondiale, che in questo è molto rigoroso):- Desiderabilità del risultato: “Il mio obiettivo è desiderabile e ne vale la pena”.- Fiducia nella sua realizzabilità: “L’obiettivo è realizzabile”- Valutazione dell’appropriatezza o della difficoltà delle azioni/comportamenti necessari a realizzare il risultato: “Ciò che è necessario per realizzare il mio obiettivo è appropriato ed ecologico”Ecologico significa che mantengo i vantaggi di partenza.- La convinzione di essere capaci di mettere in pratica le azioni/comportamenti richiesti: “Ho le capacità necessarie a realizzare l’obiettivo (e sono eventualmente in grado di imparare e rinforzare quelle che ancora mi mancano)”- Senso di autostima o di avere facoltà d’azione relativamente ai comportamenti richiesti e all’obiettivo: “L’obiettivo è di mia competenza e merito di raggiungerlo”. Avere e rinforzare queste convinzioni relativamente all’obiettivo che voglio realizzare mi porterà e mi motiverà a compiere azioni e comportamenti, a imparare nuove abilità, a conoscere persone che possono insegnarmi cose utili, impiegare risorse (capacità, tempo, denaro, etc..) etc … per realizzarlo.Non è una teoria astratta ma un modello tratto dalla vita reale: infatti si è osservato che chi realizza i propri obiettivi, ci ha creduto fermamente fin dall’ inizio, senza dubbi, paure, autosabotaggi o altri tipi di interferenze. Il problema è che se chiedi alle persone come hanno fatto a realizzare un sogno, non sempre riescono a dirti tutto. Non che non vogliano, ma semplicemente non sempre ne sono consapevoli. Quindi potrebbero dirti che se lo sono immaginato tutte le sere prima di addormentarsi e tutte le mattine al risveglio, poi se ne sono dimenticati, ma un bel giorno, dopo anni, ecco che il sogno si realizza (magari dimenticandosi che nel frattempo hanno continuato a fare con impegno e perseveranza (e quindi senza incertezze) tutto ciò che era necessario per riuscire). Un esempio: Marco e il suo staff hanno organizzato il GIFT: se sono riusciti a realizzarlo è stato sicuramente perché ne avevano una visione che ha indirizzato le loro azioni, ma anche ci hanno creduto fino in fondo. Basta che leggi i post di Marco: trasudano entusiasmo e convinzione in ogni parola. Sono convinzioni che non vengono mai meno. E i risultati si vedono.Pensaci un attimo. Prendi qualcosa di veramente importante per te che hai realizzato nella tua vita con impegno e perseveranza e verifica da 1 a 10 (1=min, 10=max) quanto ci credevi: magari all’inizio non ci credevi al 100%, ma nel corso della sua realizzazione, man mano che avanzavi, hai rinforzato quelle cinque convinzioni e questo ha creato la propulsione che ti ha spinto a realizzarlo. Ora pensa invece ad un obiettivo a cui tieni e che non sei ancora riuscita a realizzare, fai una verifica delle 5 convinzioni chiave e cerca di capire dove sta la differenza. E’ la differenza che fa la differenza.Si è osservato anche che, spesso, chi non riesce a realizzare un obiettivo esattamente come vorrebbe e si blocca da qualche parte strada facendo, spesso è carente in una o più di una di queste convinzioni chiave. Un esempio un po' estremo per rendere l'idea: difficilmente un giocatore hcp 20 si allenerà tutti i giorni con impegno e perseveranza per diventare un hcp 10 se è convinto che poi i suoi amici lo invidieranno e lo isoleranno. Anche se non è detto che questo possa succedere veramente, potrebbe diventare un ostacolo emotivo serio. Altro esempio: difficilmente un giocatore di golf andrà a lezione per migliorare la propria tecnica se si è convinto di non poter fare meglio di così.L’argomento su come prendere un sogno dal cassetto, formularlo come obiettivo realizzabile, pianificare le relative attività e superare gli inevitabili ostacoli fino al compimento, è un argomento estremamente affascinante : il Coaching serve anche a questo. Lo so, può sembrare un approccio un po’ troppo pragmatico/scientifico e troppo poco poetico/filosofico, ma funziona. Un sogno nel cassetto va tirato fuori, scomposto e ricomposto in modo che diventi un obiettivo realizzabile con delle scadenze. Perchè se non capisci cosa funziona e non lasci perdere ciò che non funziona e che ti fa perdere tempo, il sogno rischia di rimanere nel cassetto.' importante, ma non basta desiderarlo e immaginarlo.E’ necessario avere chiarezza di obiettivi e consapevolezza dei propri valori e della loro priorità, imparare a superare gli ostacoli e rinforzare convinzioni solide e funzionali, creare un piano di azioni concrete e di risorse da dedicare all’obiettivo emotivamente soddisfacente. Tutte le parole usate in questa lista hanno un significato ben preciso (vedi gli approfondimenti).Concludendo, tornando all’obiettivo dell’hcp 10: definisco l’obiettivo, mi chiarisco perché è così importante per me (ovvero le mie motivazioni), elimino le interferenze negative e le sostituisco con convinzioni potenzianti. Questo mi renderà possibile, pratico e desiderabile creare e portare a compimento un piano d’azione graduale (in termini, ad esempio, di lezioni tecniche e allenamenti, potenziamento fisico, programma di allenamento mentale, programma di tornei, esposizione ai consigli di persone che hanno già raggiunto questo obiettivo … etc). Ed un giorno, quando sarò alla meta, raggiunta in modo consapevole, potrò voltarmi indietro e dire a me stesso con soddisfazione "ok, ce l'ho fatta, è stata dura, ma sapevo che ne sarebbe valsa la pena, me lo sono meritato". Riferimenti e approfondimenti:Per l’argomento “definizione e realizzazione degli obiettivi nelle varie aree della vita”- R. Dilts, Il Manuale del Coach, Ed. NLP Italy (a pag. 78 “Obiettivi ben formati”, a pag. 169 “La valutazione delle convinzioni”- A. Roberti, C. Belotti, Il Coach, Ed. NLP Italy (sono stati i miei Coach)Per l’argomento “definizione e realizzazione di obiettivi in ambito sportivo”- Ted Garratt, Allenamento mentale per gli sportivi, Trad. Italiana Ed. NLP Italy (per tutti gli sport)- M.M. McKenzie, Golf: the mind Game, Ed. Dell Publishing (focalizzato specificamente sul golf)PS: Questo vale anche per obiettivi personali, famigliari, relazionali, professionali, finanziari, forma fisica, studio, etc...
Evergreen

martedì 22 luglio 2008

Chi si piange addosso attira la sfortuna.

Guardate come giro la testa e muovo i polsi, ovviamente questo corto putt non mi è entrato. La scusa? Ero in posa per la foto...

Avete presente le persone che dicono: "Io non gioco mai... non ho tempo, troppo lavoro, troppi impegni, figli famiglia. Per questo non gioco bene, non mi alleno..." Oppure quelli che dicono: "Mi fa male la schiena, non faccio che prendere analgesici, sono sfortunato perchè quando sto meglio di schiena mi fa male il gomito, mai una volta che mi senta in piena forma per fare una gara decente" Ci sono persone che stanno male SEMPRE e se ne lamentano con tutti, fanno del lamento il loro stile di vita. Ci sono persone che pur stando bene di salute trovano motivi di scontentezza in ogni cosa, vedono SEMPRE il lato negativo di ogni situazione. Di solito queste persone si ammalano anche perchè il pensiero negativo è potente quanto un virus. Ogni giorno il virus si espande, accumula insoddisfazioni e lamentele e il gioco del golf riflette ogni atteggiamento di vita. Credete che queste persone possano giocare bene? Magari hanno sprazzi di momenti sereni in cui fanno un buon gioco, si abbassano di qualche colpo e vincono qualche gara, ma state tranquilli che sono più frequenti i periodi in cui giocano male o non possono giocare per qualche acciacco fisico. Frasi tipiche:
"Oggi in gara ho messo nr perchè mi vergognavo ad arrivare ultimo, ho fatto 17 punti. Ho l'ernia al disco che mi tormenta, non mi giro bene, bisogna che smetta di giocare per un pò. Sono proprio sfortunato, ora che iniziavo a giocare benino guarda cosa mi va a succedere!"

"Eh, caro mio! Io sto bene ma ho messo nr anch'io, avrò fatto sì e no 20 punti. Non mi è entrato un putt, almeno 6 mi hanno sbordato, una sfortuna pazzesca. Non ho giocato male, purtroppo il drive è finito in acqua alla 4 e alla 6, c'era il vento che ha fatto girare la palla. Ho messo almeno 6 o 7 approcci dati e non ne ho imbucato uno. Sì, ho giocato bene ma ho avuto una sfiga incredibile."

"Oggi non alzavo la palla. Facevo di quei rattoni lunghissimi, per fortuna l'erba era asciutta e le palle camminavano un pò, a furia di rattoni arrivavo in green con un colpo o due più del dovuto,
era raro che segnassi la buca. Mia moglie mi ha chiamato una decina di volte, le ho detto che in gara non posso rispondere però mi preoccupavo e rispondevo, è depressa poveraccia e non faceva che lamentarsi. A un certo punto ho spento il telefono, ma mi sono sentito così in colpa che il mio golf è persino peggiorato! Dimmi tu come si fa a giocare bene in queste condizioni..."

A queste persone vorrei dire: ritenendovi sfortunati attirate la sfortuna! Più pensate alla sfortuna più si verifica puntualmente nella vostra vita. Più si verificano episodi sfortunati più vi convincerete di esserlo e non farete che porre l'attenzione sulle cose che vi vanno male.
Allora smettetela di lamentarvi! E' molto meglio dire:
"Oggi ho giocato male, ma sono convinto che domani è un altro giorno"
e pensare: "sono fortunato, pratico uno sport che amo, so che posso giocare bene e farò di tutto per migliorare. Il fatto che un solo giorno abbia giocato male significa solo che non ero al massimo della forma e della motivazione. Ma d'ora in avanti voglio presentarmi in campo con una gran voglia di giocare bene, fare un buon allenamento e vincere più di una gara."
Questi pensieri positivi sono di una potenza inaudita.

sabato 19 luglio 2008

Sbaglio? E' sempre colpa di qualcuno!

Landa e Pietro giocano a golf da qualche anno, sempre insieme. Pietro è una persona tranquilla, viene in campo per rilassarsi e in genere gioca bene, tiene molto a migliorare e fare un buon punteggio. Landa è più nervosetta, soffre di periodici mal di schiena e la situazione familiare non le permette talvolta un'assoluta tranquillità. Nei momenti in cui è rilassata è una persona piacevolissima e simpatica, basta solo stare attenti a non alterarle l'equilibrio psicologico... Quando tocca a lei tirare ci vuole il silenzio assoluto, anche gli uccellini possibilmente devono astenersi dal cinguettare e il vento dal soffiare. Pietro a volte le dà fastidio, magari inavvertitamente le passa accanto, respira un pò più forte del solito, lei sbaglia il tiro e dice: "Pietro, la fai finita di muoverti mentre tiro? Guarda che brutto rattone mi hai fatto fare con il tuo respiro pesante!"
Pietro è paziente con lei, la fa ritirare e le conta per buono il secondo tiro. A volte con loro gioca anche Mirco, un caro amico di Pietro. Uno di quei giorni, mentre Landa tira al green Mirco ha la pessima idea di superarla per andare sulla sua palla poco più avanti.
"Mirco!!!!" si sente chiamare.
"Che succede Landa, perchè urli così?"
"Mi hai fatto sbagliare il colpo, non puoi andare dove ti pare quando io tiro!"
"Che noia ti dò se cammino? Sono lontano da te, anche tu vai sempre avanti mentre tiro io."
"Sì, ma il tuo carrello cigola, per questo ho sbagliato il tiro!"
Quando poi suo marito fa un commento negativo su un suo tiro sbagliato e cerca di darle dei consigli lei lo assale:
"Non puoi permetterti di darmi consigli! Ti sei visto come giochi? Se sbaglio il colpo è perchè penso alle cavolate che mi dici tu, come quella che vado troppo dietro con la mazza e scendo piano per colpirla. Sei buono solo a confondermi le idee!"
Pietro ride e la lascia parlare, lui è contento quando Landa fa un bel tiro e dispiaciuto invece quando lo sbaglia, sentimenti questi che dovrebbero appartenere a tutti i mariti. E' premuroso e generoso, al bar è sempre il primo ad offrire da bere, deve solo stare attento a non sbagliare l'ordinazione di sua moglie se non vuol essere fustigato! Al bar del golf la barista sa benissimo come Landa vuole il caffè, è possibile che non lo sappia lui? Vuole un caffè basso con una goccia di latte.
"Landa vuoi un macchiato?" Le grida dal bar alla terrazza dove lei è seduta ad aspettare.
"Il solito Pietro: con una goccia di latte."
"Hai detto un macchiato?" Lui non ci sente benissimo da un orecchio.
"Sì, il solito."
Quando Pietro arriva col macchiato Landa si arrabbia:
"Questo è un cappuccino! Ti ho detto tre volte che volevo solo una goccia di latte, è schifoso, non riesco a berlo!"
"Finiscila Landa, non fare la noiosa."
Mirco interviene: "Vado a dire alla barista di rifarlo, non berlo, Landa"
Pietro si oppone fermamente, a tutto c'è un limite! "Se non ti piace non berlo, ma mi rifiuto di chiederne un altro!" Ogni tanto Pietro si impunta e Landa fa buon viso a cattivo gioco.
Ho chiesto a Landa il permesso di scrivere queste sue scenette sul blog e me lo ha subito dato.
Che dite, si arrabbierà quando lo legge? Giuro che ho raccontato la verità!

giovedì 17 luglio 2008

L'approccio

E' un termine generico, vuol dire di tutto: far volare la palla o farla rotolare, da lontano o da vicino, usando i polsi o tenendoli fermi, tenere la palla sul piede destro o al centro....
Pensate a un bel volo di palla da 70 metri che si innalza in cielo e scende a picco nei pressi della bandiera, lo vedete forse simile a un tiro da 10 metri, con la palla appena fuori dal green? Eppure entrambi li chiamiamo approcci.
Io preferisco avere la palla a 100 metri perchè so come comportarmi: tiro un ferro 8 o 9 a seconda della stagione e SO che la palla mi va in green. Quando invece la palla è a 50,40,30,20 metri dal green sono indecisa e l'indecisione a golf non paga mai. Che fare? Un sand spiovente o un ferro a correre con la palla sul piede destro, il peso avanti e il movimento di spalle? Qualunque cosa scelga dopo questa indecisione viene fuori un colpo velocizzato, strappato ed è raro che vada vicino alla bandiera.
Soluzione? Allenamento! Ho una forte allergia agli allenamenti, ma sono stata costretta...Ho cercato di fare un bel pò di approcci tutti uguali da una certa distanza in modo da memorizzare il ferro e il movimento per applicarli in campo. E' servito?
Sì e no. Sì perchè nell'immediato dà sicurezza, quando vado in campo metto tutto in pratica. No perchè la volta dopo può succedere che mi riprenda l'indecisione che provoca un brutto tiro che provoca altra indecisione... Chi me lo ha fatto fare di giocare a golf??????

lunedì 14 luglio 2008

Come ho trasformato una gara già persa in vittoria!

Ogni anno d'estate miglioro il mio gioco: le palle corrono bene, sono vestita poco e più libera nei movimenti, ho più voglia di vincere. Quest'anno invece, fino a sabato scorso ho giocato MALE. Male in diversi sensi: un senso è che ho accorciato il drive, prendo bene un legno da terra su 3 e i pitch non mi fanno più quel bel volo alto. Un altro senso è che mi scoraggio. Quando faccio un approccino e tre putt mi dico: è giusto così, non sono brava e ho quel che merito.
Sabato scorso invece dopo 6 buche mediocri ho fatto un "voto"e tutto è andato secondo la profezia! Alla buca 7, un par 4 lungo, dopo due tiri ero a 150 metri e mettere il terzo in green non era facile, infatti la palla mi va in ostacolo a destra. La droppo e metto il quinto colpo in green, a 7-8 metri dalla bandiera. Alla 7 ho il doppio colpo, per cui se avessi fatto 7 avrei perso un altro colpo raggiungendo quota +5. Qualcosa mi nè scattato in mente e mi sono detta: voglio imbucare questa palla, posso farlo e se lo faccio questa gara si trasforma e alla fine giocherò sotto. Me lo sono detto con tanta convinzione e cipiglio che quel putt lunghissimo è veramente andato in buca. Ero così felice e SICURA che tutto sarebbe andato secondo il "voto" che ho messo in atto ogni azione che poi mi ha condotto al risultato finale sperato e cioè ho iniziato a camminare eretta, a concentrarmi sul colpo, a ripetermi che d'ora in avanti avrei giocato al meglio, a ostentare una sicurezza e una serenità che si rifletteva fuori e dentro di me. Dopo la buca 7 ho fatto solo bogey e par, un unico doppio bogey alla 16 dove ho messo il drive in acqua e un par mancato alla 18 con la palla a 40 cm. dalla buca. Ho finito a 38 punti e la gara è andata come dalla 7 in poi ho immaginato vividamente nella mia testa. Sono sicura che cambiare la sorte si può, bisogna solo volerlo con tutte le forze e "mettere alla prova", come ho fatto con il mio voto, il destino.
Scegliamo noi il nostro destino prima che il destino scelga per noi!

domenica 6 luglio 2008

Sei sicuro di sapere le regole?

Confesso che quando ho dato l'esame delle regole ho ricevuto qualche "aiutino", e siccome mi avevano avvisato che l'andazzo era quello degli aiuti per tutti, del golf popolare, dell'apertura.... non mi ero preoccupata di studiare il libretto delle regole più di tanto. Tanto per cominciare per studiare avevo un libretto per bambini, con tante illustrazioni e le regole riassunte e scritte a caratteri cubitali. Il giorno prima dell'esame mi avevano "avvisato" su cosa vertevano più o meno le domande dei quiz, così la sera prima ho preso in mano il libretto e ho guardato le risposte ai probabili (o certi?) quiz. L'esame si è svolto in circa dieci minuti tutto incluso: tempo di prendere il foglietto dei quiz, di compilarlo, di chiedere all'esaminatore se secondo lui andavano bene le risposte e di consegnare. Sono stata promossa al primo colpo! Tutto questo ha fortemente rafforzato la mia autostima (!) e la mia voglia di eccellere nel golf. Alla mia prima gara ho alzato la palla a venti centimetri dalla buca dicendo "questa è data!" e lì ho imparato che bisogna usare sempre il putter per spingere la palla in buca. Nella gara successiva ho messo la palla in ostacolo, ho fatto una prova e mi hanno dato un colpo di penalità. Lì ho imparato che in ostacolo non si possono fare prove, a meno di farle sopra l'erba. Ogni volta che facevo una gara imparavo a mie spese, però alla fine dopo 10 anni le regole le ho acquisite facendo esperienza. Oggi in gara mi è successo questo: ho tirato la palla dal tee della buca 14 ed è finita in un buco di terriccio in mezzo al rough, prima del fairway. A mezzo metro c'è un terreno in riparazione, con le relative aree di droppaggio. Chi mi marcava ha detto che io non avevo diritto di droppare perchè ero nel rough, per quanto in quel punto disastrato. Una settimana fa, in gara, marcavo una persona che ha tirato una palla molto più indietro della mia di oggi, nel terreno in riparazione, e l'ho autorizzata a droppare anche se era una ventina di metri indietro dall'area di droppaggio. Chi ha ragione, io o il mio marcatore di oggi? Oggi alla 14 ho perso un colpo a causa del brutto tiro da quella buchetta in cui avevo la palla. A volte rimpiango di aver studiato poco...

mercoledì 2 luglio 2008

Come cercare il colpo pieno, lo "sweet spot"

Lo sweet spot è il punto al centro della faccia del bastone che offre il contatto perfetto con la palla. Quando lo colpiamo, abbiamo la certezza che i vari elementi del nostro swing si sono uniti in maniera perfetta. All'impatto si sente un rumore solido e soddisfacente che ogni giocatore esperto riconosce, rendendosi conto di aver colpito stupendamente la palla prima ancora di vederla volare. Avete mai sentito quel "toc" d'impatto pulito, semplice, efficace?
Lo "sweet spot" è dentro di noi! E' la nostra unità corpo-mente-spirito. Cerchiamolo così: fermiamoci, calmiamoci, riposiamoci e giochiamo. Quando uniamo questi 4 elementi ci concentriamo completamente anche in mezzo a una situazione caotica. Allora:
1) fermiamo l'attività frenetica della nostra mente, il nostro dialogo interiore
2) calmiamo le emozioni, che influenzano il nostro dialogo interiore "arricchendolo" di dubbi, paure, incertezze.
3) lasciamo riposare l'attenzione e focalizziamola chiaramente in un unico punto
4) giochiamo colpendo la palla da una partenza di immobilità.
Ripetiamo questa procedura ogni volta che dobbiamo tirare, fino a quando non ci diventi spontanea e naturale. Dedichiamo un pò di tempo alla ricerca del nostro sweet spot, ne saremo ampiamente ricompensati.
Si tratta in fondo di pura consapevolezza, utile nel golf come nella vita.