giovedì 26 giugno 2008

Il putt






Guardate un pò dov'è finita la palla del lungo putt della prima foto! Si vede bene perchè il green è carotato e Marco, caricato dal fatto di essere fotografato, ha imbucato! Magari lo facesse quando serve...

Ognuno ha il suo metodo, è rarissimo vedere due persone il cui modo di puttare si assomiglia.
Quello che mi piace meno è vedere chi putta con le braccia larghissime e gli avambracci paralleli al terreno, movimento inguardabile anche se talvolta porta al risultato. La maggior parte dei principianti perde tanti colpi col putt perché fa un colpo casuale, senza tecnica, di polsi, eppure ha guardato la tv e gli è stato ben spiegato come si fa…
Se guardiamo i grandi campioni in tv puttare con quella freddezza e imbucare tranquillamente da un metro e mezzo ci sembra che il putt sia il colpo più facile, dove non c’è molto da imparare: bisogna aprire il triangolo mani-braccia-spalle quel tanto che basta per fare un pendolo dritto che finisce in buca. Se però la buca pende va calcolata bene la linea di tiro.
C’è un putter con lo shaft lunghissimo chiamato broom handle, manico di scopa. Quando uscì questa innovazione, per certi versi geniale, ha evitato a molti giocatori di dover abbandonare la scena agonistica prima del tempo perché afflitti da “yips”, i tic nervosi. L’invenzione del manico di scopa scandalizzò i puristi e mise in crisi il comitato USA che decide la regolarità dei bastoni. Quando Bernhard Langer dopo un anno e mezzo di sconfitte per i putt sbagliati si è convertito al manico di scopa ha ricominciato a vincere. Il bastone lungo si appoggia comodamente al petto ed è simile ad un pendolino dal tocco magico.
Ho visto anche un putter cortissimo, che si tira accucciandosi davanti alla buca e facendo un movimento dietro-avanti con le mani. Con questo mini putter il signore che lo usava faceva spesso un solo putt, anche da lontano. Non ho idea però se sia un bastone regolamentare perché non ne ho mai sentito parlare e l’ho visto solo quell’unica volta in gara.
Tra gli amatori ci sono grandi puttatori, che compensano con pochi putt il loro gioco lungo e riescono a giocare handicap relativamente bassi. Io invece faccio una media di 40 putt a giro di 18 buche, quando ne faccio 35-36 festeggio!

domenica 22 giugno 2008

Comincia anche tu a giocare a golf e non perderti d'animo!

Perché ci si avvicina al gioco del golf?
In genere per imitazione, conosciamo qualcuno che gioca e siamo contagiati dal suo entusiasmo. Oppure guardiamo il golf in televisione, ci piace, tutto sommato non ci sembra neanche un granché difficile, con tutti quei campioni che fanno solo par e birdie. Oppure il nostro compagno-marito-fidanzato/a è un giocatore e per non restare troppo soli…
Qualunque sia la motivazione, si cerca un campo da golf vicino a casa e si parla col maestro per fissare una serie di lezioni. Ci informiamo un po’ su internet, chiediamo a conoscenti come funziona il gioco, racimoliamo dei vestiti che riteniamo abbastanza adatti senza comprarli, ci facciamo prestare dei ferri usati da qualcuno oppure ne compriamo qualcuno usato. All’inizio veniamo con le scarpe da ginnastica, ma subito dopo la prima lezione sentiamo la necessità di comprarci un paio di scarpe adatte, magari non buonissime, dato che non sappiamo se continueremo a giocare. Anche il guanto è necessario, la prima lezione l’abbiamo fatta a mani nude, ma la presa sul ferro non era efficace.
Il maestro ci ha fatto iniziare con il ferro 7. Ci ha mostrato come lui stesso fa il suo swing, poi ci dice parola per parola come farlo: “gira lentamente le spalle portando il bastone a destra e poi alza le braccia con il braccio destro piegato e il sinistro teso, il bastone deve rimanere in una posizione tale che ti consenta un downswing veloce e interno. Infine vieni bene avanti con il follow-through e chiudi col finish”. Questa spiegazione alla prima lezione è arabo!
Proviamo a fare come ci viene detto, ma all’inizio è già qualcosa se sfioriamo appena la palla. Con il nostro swing di principianti passiamo sopra la palla, la toppiamo per farle fare solo pochi metri oppure la tocchiamo appena con la punta del ferro per spedirla a destra e davanti a noi… Poi per magia in quell’ora di lezione ci muoviamo bene e prendiamo una palla piena, bella alta e lunga, allora ci diciamo: “Che bello questo golf! Basta riprodurre questo movimento corretto per alzare la palla, è facile!” I meccanismi di difesa-illusione-speranza-disincanto scattano immediatamente, fino dalla prima volta che partiamo ben intenzionati ad imparare. E ci accompagnano in tutto il nostro curriculum-vitae golfistico.
Quanti di noi dopo 10 lezioni e un po’ di allenamento in campo pratica smettono di giocare perché lo trovano difficile? Io ne conosco alcuni, partiti con le migliori intenzioni, che hanno persino provato a fare alcune buche col maestro, si sono comprati l’attrezzatura e poi… ritornano alle loro antiche attività, come passare noiose giornate al mare, andare a farsi un giro in bicicletta o curare il giardino.
A queste persone dico: riprovateci e credeteci! Mettetevi in quella testa che anche persone ultraottantenni riescono a divertirsi, perché non dovreste riuscire voi che di anni ne avete solo 40? Ma volete mettere passare una giornata in un campo da golf, camminare nel verde, chiacchierare con gli amici e mangiare insieme a loro due spaghetti al ristorante in completo relax? Volete davvero paragonarla a una noiosa giornata al mare sdraiati a cuocervi al sole, con tutta quella calca di persone ammassate al bar del bagno in fila per un panino? Anche la bicicletta, sport di tutto rispetto, non ha paragoni col golf: si respira lo smog, si fatica tanto, si rimane antipatici agli automobilisti!
Allora forza, non demordete! Prendete quel ferro e mentre tenete gli occhi fissi sulla palla usate la mente per pensare solo a girare bene le spalle e a portare le braccia verso la buca. Quando il miracolo della pallina che vola e va verso l’obiettivo si realizza più di una volta comincerete a crederci davvero e venderete la bicicletta!

martedì 17 giugno 2008

BarzellTiger!

Phil Mikelson, Arnold Palmer e Tiger Woods sono davanti al trono di Dio che vuole accoglierli in Paradiso e dar loro un posto vicino a lui. Prima però vuol sapere da loro che cosa hanno imparato e in che cosa credono.
Dio interroga Phil per primo e gli chiede: "In che cosa credi?"
Phil ci pensa a lungo poi guarda Dio negli occhi e risponde: "Credo nel duro lavoro, nell'amore verso i familiari e gli amici, nella carità e nella gratitudine. Sono stato fortunato, ma ho condiviso la mia fortuna col prossimo" Dio vede in lui una persona buona e gli offre un posto alla sua sinistra.
Poi si rivolge ad Arnold e gli chiede: "Tu Arnie in cosa credi?"
"Credo nella passione, nella disciplina, nel coraggio e nell'onore. Come Phil credo nel duro lavoro, anch'io sono stato fortunato, e sia che abbia vinto o perso ho sempre cercato di essere un vero sportivo" Dio è impressionato dall'eloquenza di Arnie e gli offre un posto alla sua destra.
Poi interroga Tiger: "Tu in che cosa credi, Tiger?"
"Credo che tu sia seduto sulla mia sedia!"

lunedì 16 giugno 2008

L'élite del club

La bellissima piscina del club è quasi deserta perchè i soci sono tutti in campo!

Fanno parte dell'élite tutti coloro che giocano un handicap ad una cifra, da 9 a 0. Addirittura nel mio club c’è un ragazzo che gioca -2!
Sono un’esigua minoranza, non è da tutti arrivare a certi livelli e non è nemmeno facile per chi ci è arrivato riuscire a mantenerlo. Le donne sono poche, solo 3! Ginny, 47 anni, 8 di hcp, Lia, 42 anni, 9 di hcp. e Manuela, 54 anni, 7 di hcp.
Tutte persone gentili, oneste nel gioco, rispettose delle regole, e hanno tantissime qualità tra quelle elencate nell’articolo precedente “Un golfista davvero okay”. Però….. anche in loro talvolta fa capolino l’”ombra”.
Una domenica ero in gara “4palle” con Manuela e Lia, le quali si associano tra loro per vincere, ma se giocano una contro l’altra fanno scintille. Anche da associate rivaleggiavano! Lia quel giorno sbagliava il gioco corto, quindi era più spesso Manuela a segnare la buca. Alla 16, dopo aver tirato il drive di lunghezza identica a quella della compagna, Lia va sulla palla per tirare il secondo al green. Ferro 9: centro green, due metri dalla bandiera. “Brava!” Le fa Manuela, ed estrae il pitch dalla sacca.
“Non basta, tira un nove anche tu, hai visto il mio, ci vuole tutto” dice Lia.
“Lasciami fare, Lia, la tua palla è già quasi da birdie, voglio provare”
“Hai visto come putto male oggi, sono capace di fare anche 3 putt da due metri, tira il 9”
Ma Manuela non la sta a sentire, tira il pitch e lo mette a due metri anche lei, in direzione opposta.
Lia fa finta di niente, ingoia il rospo di aver avuto bisogno di un ferro in più per fare la stessa distanza della compagna, con l’aggravante dell'insistenza (tira il 9.....) e va verso la sua palla col putt in mano.
Tocca prima a Manuela, appena più lontana e insacca il putt da due metri, birdie! Lia non ha bisogno di puttare, hanno già il birdie, ma putta e rimane corta. Arrabbiata, anche se non serve a niente va a fare il secondo putt che le sborda dalla buca, prende la palla in mano e si allontana prima che io finisca la buca, bella maleducata.
Alla 18, poi, tira un drive a destra nel rough altro, mentre la sua compagna lo piazza in pieno centro fairway.
La testa di Lia è andata: niente più concentrazione sul gioco, solo concentrato di odio puro nei confronti della compagna, che spara un legno 3 proprio davanti al lago per poi tirare il pitch al green (par 5) Lia il secondo colpo dal rough lo ha fatto col ferro 7 finito preciso davanti a un albero che le ostacola la vista della bandiera. Cosa fare? Avvicinare il terzo al lago o tentare un colpo basso, che gira da destra a sinistra per evitare l’albero? E’ a 150 metri dal green, le occorre un ferro 6. Tira e… acqua! Manuela tranquilla piazza la sua palla a un metro dalla bandiera e segna un altro birdie. Finiscono il giro a meno 8, grazie soprattutto ai molti birdie di Manuela e vincono la gara. Io, la mia compagna e Manuela siamo perfettamente consapevoli di quanto Lia sia fuori di testa per l’arrabbiatura di non aver giocato a livello della compagna, così cerchiamo di consolarla. “Non ti arrabbiare per qualche errore, Lia! Avete quasi sicuramente vinto a gara e in una 4 palle è ciò che conta!” le dico.
“Arrabbiata io?” risponde “no, ho questo dolore al braccio sinistro che mi impedisce di tirare forte, per questo non ho giocato bene!”
Perché mai – mi chiedo – anche le persone con più esperienza come lei hanno bisogno di giustificarsi se un giorno giocano peggio di qualcun altro che considerano un suo pari? La rivalità è umana ma non fa onore a un bravo golfista: accettarsi e accettare gli altri, questo è un grande merito e segno di elevazione spirituale.
Non sarà che il gioco del golf produca più incazzature che gioie?

giovedì 12 giugno 2008

Un golfista davvero okay. Conoscete persone così o magari lo siete voi stessi?

Vi presento una persona consapevole, onesta, sincera, positiva, sorridente e di successo.
Ecco come si comporta in campo.
Lascia il campo migliore di come lo ha trovato, come se fosse lo studio di casa sua.
Ripara i pitchmark anche non suoi, rimette le zolle e rastrella i bunker. Quando toglie la bandiera la accompagna dolcemente a terra, aspetta che tutti abbiano puttato e la rimette a posto. Non tira se chi gli sta davanti non è abbastanza lontano, grida “fore” se c’è pericolo. Sul green, lasca spazio a chi tira e sta attento a non fargli ombra, non cammina mai sulla linea dei compagni di gioco. Il suo carrello con la sacca o il suo cart sono sempre sul lato del green che porta alla buca successiva, non danno mai fastidio. Se sbaglia un putt corto non si incammina sul prossimo tee annebbiato dalla rabbia, senza aspettare che tutti abbiano puttato. Quando un compagno di gara è scorretto e bara sul punteggio glielo fa notare gentilmente, poi evita in seguito di giocarci insieme. Se qualcuno gli chiede perché non vuole giocare con quella persona risponde che in passato c’è stato un disguido e che i loro modi di giocare non sono compatibili. Se gioca insieme alla moglie evita di darle consigli sullo swing, non la incita a sbrigarsi, non la rimprovera per come guida il cart. E’ gentile con i principianti e spiega loro le regole se richieste o se non rispettate.
Non tutti sono così, altrimenti il campo da golf diventerebbe il paradiso terrestre.

domenica 8 giugno 2008

barzelletta istruttiva: il golf ti salva da una situazione imbarazzante!

Un uomo aveva una relazione con la sua segretaria. Un giorno, presi da un impeto di passione, andarono a fare l’amore a casa di lei. Dopo un paio d’ore di sesso sfrenato a metà pomeriggio si addormentarono entrambi esausti. L’uomo si svegliò verso le 8 tutto preoccupato per l’ora tarda, la moglie lo stava aspettando a casa per cena. Mentre si vestiva disse all’amante:
“Prendi le scarpe nella bauliera della mia auto, mettititele, cammina nell’erba e sporcale con della terra”. La donna, pur non comprendendo il motivo della richiesta, fece quanto le era stato chiesto. L’uomo si infilò in fretta le scarpe sporche e fece una corsa in auto dalla moglie.
“Dove sei stato fino a quest’ora?” domandò lei.
“Sai cara, ho una relazione con la mia segretaria e oggi alle tre siamo andati a casa sua a fare l’amore. Dopo tutto quel sesso selvaggio ci siamo affaticati e siamo rimasti addormentati fino alle 8!”
“Sei uno stupido bugiardo!” Ribatté lei guardandogli le scarpe “sei stato al golf!”

venerdì 6 giugno 2008

Il golf allunga la vita!

Vi presento Tony Pearl, un vecchietto arzillo.
Tutti noi vorremmo arrivare a 82 anni suonati come lui e continuare a giocare a golf.
Tony ripete la tiritera in continuazione, però è sincero. Dice: “anche se non gioco benissimo mi ritengo fortunato,alla mia età, di poter giocare a golf, frequentare il circolo, mangiare al ristorante. Ringrazio il Signore per questi doni che mi fa”.
Solo che si dimentica di aver già fatto questo discorso alla stessa persona un bel po’ di volte, così nell’incertezza di non averlo ancora detto, lo ripete a tutti. Ha lunghi capelli lisci tinti di nero e folti basettoni, spesso va in giro spettinato con ciocche di capelli bianco-neri in aria. Il suo golf? Rigorosamente col car perché alla sua età è stancante camminare, ha uno swing frettoloso e casuale, però ogni tanto prende la palla. Non ci vede benissimo, per cui quando è in gara lo “starter” avvisa i suoi compagni di guardare la sua palla perché lui non ha idea nemmeno della direzione che prende.
Quando Tony si segna in gara in segreteria “aggiustano” le partenze per fare in modo che non giochi sempre con le stesse persone che si stufano a guardare la sua palla che si perde nei boschi e a giocare lentamente per seguire i suoi ritmi. Così, a chi tocca non brontoli!
Tratta il suo car come un gioiello, lo lava e lo lucida con amore. In gioventù è stato un giocatore di polo, per cui possiede un camioncino da trasporto per cavalli e lo usa per trasportare il suo car su e giù per i campi da golf di tutta Italia. Un giorno al golf club “Le querce” l’ho visto in grossa difficoltà mentre stava cercando di far salire il car sul suo camioncino. Prendeva la rincorsa da lontano, ma quando arrivava sulla salita non ce la faceva a completarla, così tornava indietro a provare di nuovo. Immaginate la scena? Camioncino con scivolo in fondo al vialetto e rincorsa in accelerazione da 300 metri di distanza. Dài, dài, dài che ce la fai! Incitavano i curiosi fermi ad osservare la scena, ma quando il car arrivava sulla salita si arenava inesorabilmente. Prima che al povero Tony prendesse un esaurimento nervoso un paio di volontari si sono messi a spingere e sono riusciti a issare il car sul camion dei cavalli. Tony era così contento che ha offerto da bere a tutti. Credo che da quel giorno abbia rinunciato a trasportare il suo car, quando gioca fuori si assicura con largo anticipo di poterne noleggiare uno.
Se capitate in gara con lui farete una grande esperienza, vi dirà che è felice e che ringrazia il Signore di giocare a golf alla sua età. Però la volta successiva che capitate di nuovo in gara con lui vi ricordate di un impegno urgente e dovete proprio rinunciare a giocare….