sabato 24 maggio 2008

3 nemici del golf

Il nemico del golf numero 1: la fretta.
Una di quelle volte in cui il karma negativo si è fatto sentire e, per dirla in parole povere, il mio swing faceva schifo, una persona che giocava con me mi disse queste parole: “Sembra quasi che tu vada sulla palla con la sola voglia di fare in fretta e toglierti il pensiero. Sei contratta e velocizzi il colpo come per assolvere a un dovere, a un obbligo. Sembri “obbligata” a tirare la palla tuo malgrado, come se tu non volessi farlo ma ci fossi costretta. Se tu stessi facendo un esame a scuola, direi che stai cercando di arrabattarti per rispondere ad una domanda difficile, parli in fretta, con la gola secca e ti manca il fiato. Ho reso l‘idea? Invece il colpo va provato e va tirato con l’intenzione di goderlo fino in fondo. Il bello del golf è applicare la tecnica con calma e convinzione. Prova prima di tirare e senti che il tuo swing farà volare la palla per mandarla proprio dove vuoi che arrivi. Dunque goditi il tuo colpo, fallo con calma, fermati sul finish e assaporalo”
Quando gioco male e velocizzo non termino il giro delle spalle nel backswing per fare in fretta il colpo, così perdo il ritmo e quando scendo e vengo in avanti colpisco male la palla. Gli errori più frequenti degli handicap medio-alti sono nel backswing. Nelle giornate buone, in cui ho un buon ritmo, il mio solo pensiero è di finire il giro delle spalle nel back. Il downswing, il follow-through e il finish vengono da soli. Nelle giornate buonissime, invece, il corpo fa già tutto da solo senza che debba pensare a niente, solo all’address. La cura per la fretta? Rallentare ovviamente. Cercare di fare uno swing al 75% della velocità e della potenza.
Suggeritemi voi altri tipi di cura più efficaci…


Il nemico del golf numero 2: la credenza negativa
Nel mio club viene fatta una classifica “eclettica” per ogni socio che partecipa alle gare del circolo e in fondo all’anno viene premiato il socio col miglior score. Ovviamente chi fa più gare ha più probabilità di segnare buoni risultati e migliorare le buche con punteggio basso. Questo è il terzo anno che Simone, handicap 10, non riesce a fare un par alla buca 9!!! Dopo diverse delusioni capitate sempre a quella buca si è fermamente convinto di non riuscire a farla bene, e questa convinzione è diventata per lui un’auto-profezia!
Appena arriva sul tee della buca 9 parte già male perché è indeciso se tirare drive, legno 3 o ferro 3. E’ un par 5 abbastanza difficile (hcp 3) con il green stretto e in pendenza al di là del lago, però uno come lui basta che metta il secondo colpo a 120-150 metri e dovrebbe essere fatta. Ricordo che i primi anni che giocava non aveva alcuna difficoltà a segnare il par,ma ultimamente per lui quella buca è diventata la “maledizione di Tutankamon” e il terzo colpo gli finisce in acqua otto volte su dieci! Oppure attraversa bene il lago ma oltrepassa il green e non riesce mai a fare approccio e putt, segnando bogey o doppio bogey. Certo, l’approccio è difficile perché il green è in forte pendenza verso l’acqua e bisogna far battere la palla sulla montagnola prima del green per non farla rotolare troppo e finire in acqua. Però è difficile per un principiante, non dovrebbe esserlo per un hcp 10.
“Non riesco mai a segnare la buca 9” è la frase ricorrente di Simone e il suo pensiero fisso. E’ la credenza negativa che non lo rende sereno e libero di giocare dando il meglio di sé. “Se tiro il ferro 6 oltrepasso il green e se tiro il 7 rischio che la palla vada in acqua” Quante volte gli ho sentito fare questa previsione e puntualmente realizzarsi!
Le cose sono possibili o impossibili secondo come ce le figuriamo nel pensiero. Se crediamo che la nostra palla finisca nel lago questa sarà la realtà, perché il pensiero dà l’impulso all’azione e metteremo in atto un colpo incerto: 9 volte su 10 la palla andrà in acqua.


Il nemico del golf numero 3: dare la colpa agli eventi esterni

Ogni golfista, anche il più evoluto quando gioca male ha dato la colpa a qualcuno, a qualcosa o al destino avverso e rio. Ricordo che un sabato mattina ero segnata in gara alle 9 di mattina con una mia vicina di casa. Lei era scontenta di questo orario perché non le permetteva di allenarsi in campo pratica come era solita fare prima di ogni gara. Io però avevo necessità di tornare a casa presto e avevo scelto appositamente una delle prime partenze.
Già nel viaggio verso il circolo mi stressava con le sue fisime sull’allenamento: “Non posso partire a freddo,senza aver tirato neppure una palla. Vai più veloce, appena arriviamo corri a prendere gli score e intanto io prendo un gettone e tiro 20 palle” Invece poi arrivammo dieci alle 9, giusto il tempo di prendere le sacche, gli score, estrarre drive, palla e tee e andare a tirare il primo colpo. Dovete indovinare come andò il primo colpo dal tee di questa signora, io non ve lo dico. Vi racconto solo la sua reazione: “E’ tutta colpa tua! Tu e la tua mania di giocare all’alba! Questa è l’ultima volta che ti assecondo, d’ora in avanti o ti adatti miei orari o parti da sola!”
Era dunque colpa mia se aveva fatto un colpo orribile? Avrei dovuto sentirmi in colpa? Ma neanche per idea! Era lei che aveva scelto, con i suoi pensieri negativi, quell’ atteggiamento mentale disfattista e negativo. La mancata consapevolezza di se stessa la portava a cercare un colpevole dei suoi disagi all’esterno mentre bastava cercare il “mostro” dentro di sé. La sua palla era finita esattamente nel punto in cui la sua intenzione l’aveva inviata, non era colpa di nessuno se il suo tiro era carico di messaggi conflittuali e motivazioni nascoste.
Quella è stata l’ultima volta che ci siamo segnate in gara insieme.
Ho conosciuto anche diverse persone che davano la colpa del loro gioco orrendo a malesseri fisici di vario tipo, mal di schiena, torcicollo (non mi giro bene…), mal di piedi, mal di pancia… Altre davano la colpa a qualcuno che parlava lì vicino, al rumore del car che si sposta, al vento… Chi è abituato a dare le colpe agli altri non può essere una persona limpida, sorridente e felice né ha buone probabilità di giocare un buon golf.

lunedì 19 maggio 2008

Una bella coppia di golfisti

Questa è la storia di Olivia e Palmiro, 40 anni lei e 49 lui, marito e moglie senza figli, entrambi avvocati-golfisti non in competizione fra loro. Non esiste miglior combinazione!
Sono dediti l’uno all’altra ed entrambi al golf. Vediamo la loro giornata-tipo.
Palmiro non vuole certo essere un “catèro”, per cui si fa portare la colazione a letto e scegliere i vestiti dalla bella moglie. Cosa? Non sapete che vuol dire catèro, con l’accento sulla “e”? Bè, non avete tutti i torti perché non solo non troverete mai questa parola sul vocabolario, ma oltretutto è obsoleta e non più in uso da molto tempo. A Palmiro però piace usarla, per esempio dice: “Il tizio è proprio un catèro. Porta a spasso il bimbo e la moglie gioca a golf, poi prepara anche il pranzo e mette a letto il pupo…” Insomma è catèro colui che svolge compiti ritenuti nei secoli di competenza delle donne, come ad esempio spazzare, passare lo straccio, cucinare o servire a tavola. E’ un vecchio termine pisano, in voga negli anni ’40-50. Palmiro prende la parola ancor più alla lettera perché quando mette le sue gambe sotto il tavolino non si alza più. “Amore, non hai portato il parmigiano” “Caro, fanne a meno per oggi. Mi sono appena seduta e tu hai quasi finito il tuo piatto di pasta…” “No tesoro, mi va il parmigiano, per favore, portamelo” E la dolce Olivia lo accontenta perché gli vuole molto bene e poi ormai ha capito che per lui alzarsi da tavola per prendersi il parmigiano vuol dire essere un po’ catèro e vergognarsi di se stesso. Del resto lui la riempie di attenzioni e di regali, la porta in gita 6-7 volte l’anno (sempre con le sacche al seguito) e vince centinaia di trofei di golf perché lei adora l‘argento.
Riprendiamo la giornata-tipo.
Palmiro si reca in studio per primo e consente ad Olivia di mettere a posto la casa. La precisina - perfettina Olivia impiega un bel po’ di tempo prima di ritenersi soddisfatta del lavoro che compete al suo ruolo e verso le dieci arriva in studio. All’ora di pranzo vanno in palestra o in campo pratica e mangiano un’insalata veloce. Il giorno, di nuovo in studio e la sera Olivia esce prima di Palmiro per fare la spesa e preparare la cena.
Il sabato, la domenica, le feste comandate e due settimane d’agosto sono al Golf Club. Partecipano ad ogni gara o torneo e ci tengono a figurare sul cartellone dei vincitori dei campionati sociali esposto in Club House, negli ultimi due anni c’è finita un paio di volte anche Olivia. Il nome di Palmiro è ricorrente su quei cartelloni, vince quasi sempre. Quando Palmiro partecipa a una qualsiasi gara, cioè molto spesso, si può stare tranquilli che il suo nome è fra i vincitori, se non altro vince il lordo. Gioca da 4 a 7 di hcp, a seconda della forma psico-fisica, ma sopra 7 non è mai andato. Una volta l’ho visto giocare skrech all’ Acquasanta, a Roma, mi ha deliziato con un golf davvero spettacolare. Una precisione così non l‘avevo mai vista, almeno dal vivo. Nei par 4 tirava il drive e un ferro prendendo quasi sempre il green, poi 2 putt: par. Quando non prendeva il green col secondo colpo arrivava magari in bunker o nei pressi del green e stai sicuro che poi faceva approccio e putt. Nei par 5 il terzo colpo al green lo tirava al massimo con un ferro 9 e nei par 3 ha fatto due birdie. In tutto ha fatto 72 colpi bellissimi in un campo nuovo per lui. Quando ho l‘onore di giocare con lui mi piace guardare il suo swing, il volo della sua palla e la lunghezza dei suoi tiri. Dà un bel po’ di metri a me, Olivia e mio marito. E’ spiritoso e modesto, scherza sulla sua bravura: “C’è qualcuno di voi che ha fatto uno al par 3 precedente? No? Allora tocca a me tirare, ho fatto due!” E’ un piacere giocare con lui per chiunque, è sempre pieno di “corteggiatori” che vogliono ingaggiarlo come compagno nelle gare 4palle, greensom o Louisiana a coppie.
L’unica abbastanza indifferente alla sua bravura è Olivia, forse ormai è assuefatta o forse è talmente concentrata sul SUO golf che di quello del marito non le può importare di meno, salvo le volte in cui ha bisogno di lui affinché guardi e corregga il suo swing. Anche Olivia è una brava giocatrice e vince parecchie gare, è la regina del campo pratica dove tira centinaia di palline. E’ una compagna di gioco piacevole a meno di non incappare nella giornata in cui gioca male, allora diventa intrattabile per non dire insopportabile: va avanti da sola a tirare la sua palla anche se non tocca a lei, non parla con nessuno e ha una faccia nera…
Al termine di ogni gara si precipita al video a vedere i risultati. “Per ora sono prima… Sono partita alle 11, devono rientrare ancora 10 team dalla gara, spero che nessuno mi superi…” Resta nei paraggi della segreteria per controllare continuamente il video e se qualcuno della sua categoria fa un punto più di lei e la supera non auguratevi di averla intorno… Vuole vincere e non lo nasconde, ama i trofei d’argento o di qualsiasi atro genere, ama anche i premi ad estrazione e non si perde una premiazione perché la probabilità di essere estratti è molto alta, data la bassa partecipazione.
Non è tirchia e spende centinaia di euro in abbigliamento da golf, ferri e legni, maestri e palline del campo pratica.
Una volta l’anno vanno in vacanza una settimana a Riva dei Tessali in Puglia e giocano TUTTI I GIORNI compreso quello di arrivo: 18 buche e centinaia di colpi in campo pratica al giorno per 7 giorni!! Il primo giorno partono alle 7 di mattina per arrivare in tempo e fare 18 buche prima che diventi buio. Olivia qui batte il record assoluto di palle tirate in campo pratica, oltretutto a settembre sono gratis: 500 a giorno!!
Qui a Riva Palmiro può permettersi di fare un po’ il “catèro” aiutando Olivia a disfare le valigie e tenere in ordine la camera perché in vacanza è più rilassato, trasformandosi, agli occhi della moglie, in marito ideale. (ogni donna sogna un vero catèro!!)
Qualche volta Palmiro vince gare con finali all’estero, così la coppia parte per paesi esotici e si fa una vacanza di golf gratis. Che dite, non sono da invidiare?

venerdì 16 maggio 2008

Barzellgolf

Pio, Lio, Teo e Ugo giocano la “partita” ogni venerdì da 20 anni. Hanno la partenza fissata da un venerdì all’altro, per tutto l’anno, alle ore 9 e trenta dal tee della buca 1. Pioggia, vento, neve, ghiaccio: niente li distoglie, nemmeno le malattie. Scommettono il pranzo, chi arriva ultimo paga per tutti e quattro.
Oggi è uno di quei venerdì, sono le undici e venti e dal green della buca 8 i quattro amici vedono che in strada sta passando un carro funebre col corteo. Teo dice agli altri: “Per favore, facciamo tutti un minuto di silenzio”
Trascorso il minuto di raccoglimento Pio, Lio e Ugo guardano Teo stupiti da tanto improvviso senso religioso e Pio chiede a Teo: “da quando ti commuovi quando passa un funerale? Ti sei per caso rimbecillito?”
“Bè, sai – risponde Teo – eravamo sposati da 25 anni!”

lunedì 12 maggio 2008

Ho capito tutto!

Ho capito tutto!
Quale golfista, neofita o veterano, non ha pronunciato questa frase?
Ognuno di noi ha magici momenti di illuminazione in cui tutto sembra semplice ed evidente. Il ritmo è perfetto, il nostro corpo si muove all’unisono con la mente e ci partono i nostri migliori colpi. Alla fine delle 18 buche abbiamo giocato il nostro miglior golf, che meravigliosa sensazione.
Durante il gioco abbiamo pensato a una sola cosa che ci è parsa giusta in quel momento, per esempio a sentire la spalla sinistra sotto il mento all’apice del backswing e la destra che sfiora il mento nel finish.
Quella sensazione ci da dato un risultato vincente, quindi ci sembra quella giusta anche per il futuro, allora ci sentiamo di dire: Ho capito tutto!
E invece, ahimè, non abbiamo capito un bel niente perché la volta successiva questo “pensiero” delle spalle non serve più a far volare la palla come la volta precedente, oggi i nostri colpi sono strappati, insicuri, “sgonfi”. Proviamo ripetutamente a riformulare un pensiero vincente, per esempio a iniziare il backswing sentendo che la rotazione parte con la spalla sinistra, ma una volta ci va bene e l’altra no. Poi, per incanto, dopo settimane o mesi di mediocrità assoluta, riecco arrivare la magia, lo swing perfetto, semplice, veloce, efficace. A cosa abbiamo pensato? A tenere il braccio sinistro teso e basso all’apice del backswing o a girare il bacino proprio mentre scendiamo nel downswing o a tenere fermissima la testa o a scendere immaginando il gomito del braccio destro che si incontra con la tasca destra dei nostri pantaloni… Uno di questi è stato il nostro pensiero vincente e di nuovo abbiamo “capito tutto”. Il mio pensiero più giusto fino ad ora è stato quello di fermarmi un attimo nel backswing prima di iniziare la discesa veloce del downswing. Però ho imparato a non dire “ho capito tutto” perché prendo in giro me stessa… Se c’è qualcuno di voi che ha realmente “capito tutto”, per favore, me lo dica!

venerdì 9 maggio 2008

Maestri di golf

Parlano più o meno la stessa lingua in tutto il mondo e le frasi che ci ripetono non spaziano poi così tanto.
Eccone alcune tipiche, chi più ne ha più ne metta.
Giralespalle-fermatibassonelbackswing-scendidall’interno-fermalatesta-rilasciaipolsi-chiudiilcolpo-faiil finish-fermatiaguardarelapalladopoilfinish-nelbackswingspostailpesosullagambadestra-neldownswingspostaloasinistra-gripcorretto-testacheguardaladestradellapalla-muovisololapartealtadelcorpo-fermoilsotto-sedereinfuori-bracciosinistrotesonelbackswing………………………………………….
Che differenza c’è allora tra un maestro e l’altro?
I maestri di golf non sono come gli insegnanti comuni, che studiano una materia specifica e te la trasmettono oggettivamente, loro ti trasmettono la loro esperienza di vita perché nel golf niente è oggettivo.
Avete mai visto uno swing uguale all’altro? Nemmeno i professionisti ce l‘hanno, figuriamoci gli amatori, soprattutto quelli che iniziano in tarda età. I maestri spiegano il golf come loro stessi lo giocano, ti parlano del loro swing, dei loro pensieri, della loro organizzazione mentale e condiscono il tutto con il loro carattere, il loro modo di relazionarsi con gli altri, la loro umanità. La differenza tra uno e l’altro non si misura solo dalla bravura, dalle gare vinte, dai titoli acquisiti nella carriera golfistica, ma dalla passione per questo sport, dalla sincera voglia di trasmettere le giuste sensazioni dello swing e dalla gentilezza e pazienza verso gli allievi.
Perché gli allievi sono DURI! Mi ha sempre fatto impressione che un maestro tratti nella stessa maniera un principiante che non prende mai la palla e un 7 di handicap che vuole diventare 5. E invece è normale, nel golf ogni tanto c’è bisogno di “ripetizioni” come a scuola. Con gli allievi duri ci vuole tanta pazienza, che non tutti i maestri hanno.
Però siccome si fanno pagare circa 50 euro l’ora esentasse (cioè lavorando part-time 4 ore al giorno guadagnano 1000 euro a settimana sabato escluso, che non è poco!) la pazienza dovrebbe venire loro per forza, pena la perdita dei clienti che volano dritti verso la concorrenza.
Quando succede il maestro si sente “tradito” ma anche se forse si chiede il perché lui non cambia atteggiamento con i clienti rimasti. Fa buon viso quando vede l’ex cliente andare dalla concorrenza e lo saluta ma dentro di sé gli manda mille anatemi. Lui, l’ex cliente si sente dannatamente in colpa perché non ha dato alcuna spiegazione del “tradimento”, ma adesso che ha provato l’altro maestro è più contento, si sente considerato e gli pare anche di aver migliorato il suo golf.
Molti maestri sono distratti: durante la lezione telefonano, fumano, si guardano intorno, salutano i soci che praticano, si fermano a parlare con qualcuno oppure cercano di parlare col cliente di argomenti diversi dal golf. In genere sono persone un po’ stufe di questo lavoro, che non dà loro grandi soddisfazioni.
Altri sono venali: non fanno che dirti che devi fare un certo numero di lezioni per ottenere un effettivo miglioramento,
ti fanno il film per trasformare la lezione di mezz’ora in un’ora, specie se hanno il “buco” dopo di te oppure ti fanno pagare in anticipo 5 o 10 lezioni.
Ne ho conosciuto uno che per farti tornare più spesso ti metteva in concorrenza con i tuoi amici, dicendo che loro prendendo tante lezioni giocavano molto meglio di me e se anch’io non avessi preso tutte le lezioni occorrenti mi avrebbero superato… Ad ognuno di loro diceva la stessa cosa!
Altri hanno metodi discutibili: ti legano i polsi per farti sentire la rotazione delle spalle, ti mettono con le spalle al muro per farti fermare nel backswing, ti fanno colpire un sacco pieno di sabbia con il ferro per capire la posizione del corpo dopo l’impatto… tutto questo serve molto ad allungare i tempi di insegnamento e a farti pagare di più.
Alcuni sono gentili, specie quando sono agli inizi e devono farsi una clientela, cercano realmente di migliorare il tuo swing e insegnarti una serie di utili trucchi per colpire meglio la palla e sono davvero felici se tu migliori i tuoi risultati.
Così dovrebbe lavorare un maestro, indipendentemente dalle sue qualità golfistiche: con sincero impegno e attenzione verso l’allievo, rispetto per il suo swing che non potrà cambiare completamente e con tanta voglia di aiutarlo a migliorare. L’allievo “sente” che il maestro gli dona se stesso, capisce le sue paure, lo sprona a superarle e gli insegna con il cuore. Allora si sente coinvolto, considerato, stimato e non tarderà a migliorare, perché si migliora più facilmente con uno stato d’animo positivo che con la tecnica.
E quando l’allievo comunica al maestro di aver segnato -5 in gara, che soddisfazione per entrambi!

martedì 6 maggio 2008

Succulento pettegolezzo di club

Tutti sanno di Ofelia, la greenkeeper e di Plinio, uno dei soci frequentatori più assidui, marito e padre felice.
Plinio è 14 di handicap, la sua bella moglie Giordana gioca 7 e i loro due gemelli undicenni giocano 16 e 20, con l‘handicap preso pochi mesi fa. D’estate si trasferiscono in un appartamentino del club. Lei non lavora, lui prende un mese di ferie e nel resto dell’estate fa la spola avanti e indietro col lavoro. Con Ofelia è stata passione a prima vista; si devono essere conosciuti sul campo e una delle poche volte che Giordana non giocava è accaduto il misfatto, negli anfratti più remoti del campo.
Se ne sono accorti i Salvini, una coppia di soci che alla buca 14 hanno visto prima Plinio sbucare dal boschetto e dopo poco la greenkeeper col suo car.
La signora Salvini ha salutato prima Plinio poi Ofelia, ma la faccia che ha fatto quando ha immediatamente collegato i fatti deve aver sconvolto Ofelia, che si è sicuramente sentita scoperta. Arrivati in Club House i Salvini si siedono al tavolo del bar con una coppia di amici: è l’inizio del passa-parola. “La sai l’ultima?...” Da quel momento Plino e Giordana Pinelli diventano l’oggetto di conversazione dei soci, che guardano con commiserazione Giordana, con ammirazione-invidia-scandalo Plinio e con disapprovazione la greenkeeper Ofelia, la sfasciafamiglie.
Ecco il succo dei commenti.
“Plinio è proprio stupido a mettersi con Ofelia. L’altro giorno l’ho visto nel car con lei, quella sfacciata, che si baciavano, che spudorati!”
“E io li ho visti nel parcheggio in fondo, lui le metteva le mani sul sedere!”
“Giordana è una donna bella, ricca e gli dà diversi punti a golf. Lui è’ un misero bancario, voglio vedere senza i soldi della moglie come fa a mantenere il tenore di vita che ha adesso, glielo dà lei il Porche Cayenne se lo scopre!”
“Forse Giordana sospetta. Siamo tutti imbarazzati quando parliamo con lei e cerchiamo di evitarla, hai visto con che faccia interrogativa ci guarda? Non capisce perché la evitiamo, ma è possibile che non si sia accorta di suo marito e Ofelia?”
“Ieri erano tutti e tre a chiacchiera appassionatamente: no, non lo sa ancora, ma secondo me è questione di poco perché lui è uscito fuori di testa per Ofelia. Fosse bella, poi! Ha una laurea in agraria ma sembra una contadina, e poi quanto vuoi che guadagni qui al golf? Farebbero una vita grama, da due cuori e una capanna!”
“Lui il golf se lo dovrebbe scordare. Chi glieli dà 2000 euro l’anno per associarsi se deve passare alla moglie gli alimenti per i figli?”
“Quei poveri ragazzi, che padre sciagurato! Sono così belli e bravi, chissà che dispiacere quando lo sapranno…”
Per circa un mese e mezzo la famiglia Pinelli non si fa vedere al Golf Club, ma i pettegolezzi non si sono fermati perché nel frattempo Ofelia la greenkeeper è stata trasferita nel Sud Italia.
I soci cercano disperatamente di scoprire il fautore di questo trasferimento strategico e interrogano gli amici più stretti dei Pinelli per saperne di più. Sì, è proprio come pensano loro: i Pinelli si sono presi una lunga vacanza per riconciliarsi e Ofelia è stata mandata via per il suo scorretto comportamento; non si può avere un socio per amante.
Finalmente i Pinelli sono tornati al golf, oggi giocano insieme la 4 palle. In gara con loro ci sono i Salvini, che alla buca 18 leggono gli score e si complimentano con Plinio e Giordana per il gioco:
“Avete giocato meno due sul campo e meno dieci netto, complimenti, abbiamo visto un gran golf!”
“I complimenti fateli a Plinio che ha dovuto scontare la sua pena a suon di allenamenti. Due ore di pratica lui e due ore con i ragazzi tutti i giorni, fino a che non migliorano tutti e tre l’handicap.” Risponde Giordana.
Il signor Salvini non resiste e dice:“Brava Giordana, mettilo in riga, tuo marito. Eravamo tutti così dispiaciuti e imbarazzati quando lui e quella là…”
“E perché mai?” risponde lei – “anche tu hai messo tua moglie in punizione quando l’hai trovata a letto col caddie master, solo che lui non è stato trasferito!”

Il Karma

Il termine sanscrito Karma significa “azione” ed è l’ostacolo che si frappone fra il desiderio e la sua realizzazione.
Quando giochiamo un torneo di golf abbiamo un forte desiderio di vincere e una carica di ottimismo perché pensiamo di avere tutte le carte in regola per vincere. Tutti i partecipanti ai tornei pensano questo! In poco tempo però il percorso può cancellare il buonumore di un golfista e la voglia di vittoria perde valore, diventando un semplice desiderio di sopravvivenza. I tipici commenti: “non sto bene, non vedo l’ora di finire, sono sfortunato, mi fa male il polso, c’è troppo vento…” Tutti noi abbiamo sperimentato questo cambiamento di prospettiva, anche quando la vittoria sembrava a portata di mano e poi alle buche 17 e 18 abbiamo segnato “x”. In questi casi interviene il karma negativo, quello che ci danneggia, rallenta i nostri progressi e conduce alla perdita di energia. Il karma positivo invece fa realizzare in breve tempo i nostri sogni, ci dà energia e infonde in noi un forte senso della direzione. Una di queste due tendenze è sempre all’opera e quando un golfista gioca con la stessa volontà, abilità ed entusiasmo della settimana precedente ottenendo un risultato del tutto diverso vuol dire che il karma è intervenuto. Ecco che a volte si intromette nel mezzo o alla fine di una partita che sembrava bellissima, creando un disastro fino a pochi momenti prima inconcepibile. Il karma è ancora un mistero, sappiamo però che per il 99% è costituito da abitudine, dai vecchi condizionamenti che ci impediscono di percepire la novità di ogni giorno che viviamo. Ogni respiro, ogni pensiero e ogni parola nuova ci fanno iniziare da capo la nostra esistenza, allora dovremmo giocare ogni partita come se fosse la prima volta. Ogni volta che calpestiamo un campo da golf noi mettiamo in scena la nostra vita, anche se in scala ridotta. Basta un percorso di 18 buche per scoprire il modo con cui una persona reagisce alle crisi, come si rapporta con gli altri, se aggira le regole o è onesto, e soprattutto cosa pensa di se stesso. Guardate un giocatore sopraffatto dalla rabbia: i suoi gesti sono bruschi, tesi, privi di controllo e il suo tono di voce è alterato, ne ho visti alcuni lanciare lontano il bastone.
Come superare allora gli ostacoli preparati dal karma negativo? I giocatori incapaci di imbucare con un putt o quelli afflitti da uno slice incurabile si sono creati da soli le loro stesse trappole, e per liberarsene non occorre la forza di volontà ma un grande senso di libertà, di essere qui e ora ed eseguire uno swing “libero”, senza paura, con le braccia morbide che chiudono il colpo in avanti. Purtroppo il karma negativo è forte, ci mostra la realtà filtrata dalla lente del passato e dai nostri condizionamenti, ci impedisce di vivere il qui e ora. Quando facciamo un brutto colpo mettiamo in scena il biasimo, la rabbia, il vittimismo o l’accettazione passiva oppure manipoliamo il risultato e facciamo prevalere il nostro karma negativo. Prendiamo consapevolezza di questo, guardando da osservatori il nostro atteggiamento sul campo e cerchiamo di liberarci, vivendo il presente e affidandoci al nostro sé superiore, quello che ha fiducia, non fa alcun male, ama e formula pensieri virtuosi. Uniamo il nostro io conscio a quello inconscio e lasciamoci andare, sentiamoci liberi, confidando nel nostro sé superiore, che sa come eseguire il nostro swing migliore.

domenica 4 maggio 2008

A caccia e a pesca di palline

Che soddisfazione trovare una pallina persa da qualcun atro! Quando il gioco è lento a causa dei team davanti a noi o dal normale affollamento del campo nel fine settimana faccio fruttare il tempo di attesa cercando palline. Ho i miei punti strategici, dove so di trovarle: nel lago, nel cespuglio, nel fosso… Ognuna delle 18 buche ha il suo punto dove si concentrano le palline perse e quando cerco con convinzione puntualmente ne trovo almeno una. Conosco gente che compra continuamente le palle, usate o nuove, io mi vanto di non averle mai comprate! Quando ne ho davvero in eccedenza le porto a casa e le conservo per i periodi di magra oppure le regalo ad un emporio equosolidale che le rivende come usate.
Il commercio delle palline usate è diventato fiorente, anche su internet si possono acquistare. Più di una volta d’estate ho visto i sommozzatori con muta, bombola d’ossigeno e sacchetto per la raccolta “sottomarina” di palline, in un laghetto melmoso che non vi auguro. Nel nostro club c’è un signore famoso per avere una collezione incredibile di palline “trovate” che ha messo in contenitori che hanno riempito una stanza intera, e il numero delle palle aumenta di settimana in settimana perché lui il lunedì mattina dopo la gara della domenica fa il giro dei punti strategici col suo “car” e torna sempre vincitore! Le palline usate costano 50 centesimi, considerando che vado al golf tre volte a settimana e ne perdo in media 2 ogni volta fanno 312 palline all’anno per 9 anni di gioco fanno circa 1500 euro di risparmio! Pensate al risparmio di quel signore di cui ho parlato prima…

venerdì 2 maggio 2008

Dov'è finito il fair play?

Quando il campo è affollato non dobbiamo mai perdere la squadra davanti a noi, ma talvolta è difficile tenere la distanza di sicurezza e non essere a nostra volta pressati da quelli dietro. Che stress, il sabato, la domenica e i festivi! Uno di questi sabati-tipo dopo due ore di gioco eravamo ancora alla buca 7, un par 4 lungo. Uno di noi quattro stava tirando il terzo colpo, aveva sbagliato il drive ed era ancora a 160 metri circa dal green. Mentre tirava mi sono vista arrivare la palla che un giocatore dietro di noi ha tirato dal tee. L’abbiamo vista tutti e 4, ci siamo voltati e con nostra sorpresa il secondo giocatore stava tirando la sua palla dal tee verso di noi! Anche questa palla, dritta è lunga, ha rotolato fino a un metro da noi. Allora li abbiamo aspettati, per dirgliene 4: “Dovete aspettare, non potete tirarci addosso!” Loro si difendevano dicendo che eravamo abbastanza avanti e non pensavano certo di tirarci addosso e poi che loro erano solo due e quindi noi avremmo dovuto farli passare avanti. Ma se il campo era completamente intasato! Insomma, è mancato poco che uno di loro e uno dei nostri si azzuffassero.
Un altro giorno erano aperte solo le seconde nove buche per problemi contingenti, così davanti al tee della 10 c’era un capannello di persone che discutevano su chi dovesse partire per primo. “Io ho prenotato la partenza alle 11 dalla buca 1” “Io vengo dalla 18 ed è come se venissi dalla 9, quindi tocca a me” “Noi siamo solo due e ieri ci hanno detto che potevamo partire”. Io e la mia amica invece non avevamo nemmeno prenotato per cui ce ne stavamo zitte zitte. Avevano ragione tutti e tre i team, bastava trovare un accordo fra di noi, ma non è stato possibile perché col passare dei minuti la discussione si stava trasformando in un litigio, così abbiamo chiamato il marshall che ha fatto da giudice, scontentando praticamente tutti tranne me e la mia amica perché ci ha fatto partire per prime! Non sono poche le persone che perdono la testa e litigano con gli altri perché pensano di avere più diritti. E pensare che il golf dovrebbe essere un gioco per persone calme, educate, che dovrebbero usare il famoso “fair play” in ogni circostanza avversa. Da quando questo sport è diventato popolare in campo ci finisce ogni genere di tipologia umana e bisogna sempre essere pronti a tutto. La gente che non sa relazionarsi non dovrebbe essere promossa all’esame delle regole perché è inutile conoscere le regole a menadito se in campo poi si lascia sopraffare dalla collera e dà il peggio di sé.

giovedì 1 maggio 2008

La “S” di senior

Che il golf sia stato in origine uno sport maschilista è risaputo. Mi hanno detto che al S.Andrews in Scozia le donne non sono ammesse in certi giorni della settimana e nel 2008 lo trovo inconcepibile.
Ma il fatto che i maschi “conquistino” la S di seniores cinque anni più tardi delle femmine lo trovo ancora più ingiusto.
In molte gare è previsto il premio per il “primo seniores”, ma non ho mai visto nessuno contento di aver vinto quel tipo di premio, nemmeno gli ultrasettantenni! Quando guardiamo la lista dei partecipanti alla gara spiccano molte “L” di lady, molte “S” di senior maschi e molte “SL” di senior lady, segno che l’età media si alza… Ma è assurdo che le povere donne cinquantenni, di questi tempi poco più che ragazze, siano individuate con tanta facilità…Per caso si nota che fra non molto anch’io acquisirò la mia “S”?