mercoledì 30 aprile 2008

"Ancoriamoci" al nostro miglior swing

L’ancora è uno stimolo sensoriale –una parola, un oggetto, un contatto fisico, un suono- collegato a uno stato d’animo di intensa felicità, di dolore, di gioia o di tristezza. La bandiera è un’ancora perché quel semplice pezzo di stoffa rappresenta tutte le virtù e le caratteristiche di una nazione e quando noi italiani vediamo la nostra bandiera ci sentiamo orgogliosi, la associamo alla nostra bella Italia. Un’ancora può essere una canzone o un profumo che ha il potere di metterci in un determinato stato d’animo perché associati a un certo momento della nostra vita.
Conoscete i celebri esperimenti del dottor Ivan Pavlov? Metteva della carne vicino ai cani affamati in modo che questi potessero vederla e annusarla senza però raggiungerla, e ben presto con questo stimolo sensoriale i cani producevano un’abbondante salivazione. A questo punto Pavlov faceva trillare un campanello con un suono specifico e ben presto non era più necessaria la presenza della carne per far salivare i cani, ma bastava far suonare quel campanello e per i cani era come se il cibo fosse lì di fronte a loro. Ecco l’ancora: la connessione cronologica fra il suono del campanello e la condizione di fame e salivazione.
Ognuno di noi ha le sue ancore, create spesso in maniera casuale, magari dalle pubblicità televisive e radiofoniche ascoltate più di una volta. Può succedere di trascorrere una fantastica serata al ristorante con qualcuno che amiamo, mangiamo come dessert una torta alla noci e quello diventa il nostro dolce preferito, perché lo associamo a quella serata speciale. Vi sono anche ancore spiacevoli e addirittura dannose. Per esempio se i vigili ci fanno una multa per eccesso di velocità più di una volta nello stesso luogo,ogni volta che con l’auto passiamo da lì rallentiamo e proviamo disagio, pensando che la multa è in agguato. Hitler era un genio dell’ancoramento: la croce uncinata, le parate a passo dell’oca e le adunate di massa avevano uno specifico collegamento con gli stati mentali ed emozionali delle persone. Metteva le persone in stato d’animo di estrema intensità dicendo per esempio che la Germania era una nazione forte e fiera che avrebbe dominato l’Europa, poi forniva specifici stimoli come il saluto nazista e tutto questo lo faceva ripetutamente al punto che in seguito bastava lo stimolo (il saluto col braccio destro alzato) ad evocare le emozioni che lui vi aveva collegato. Si serviva spesso di questi strumenti per manipolare le emozioni e il comportamento del popolo tedesco.
Ricapitoliamo tutte queste informazioni: per creare un’ancora occorre che la persona si trovi in uno stato d’animo di intenso coinvolgimento fisico e mentale, al culmine dell’esperienza si crea uno stimolo specifico coerente che si collega neurologicamente a quello stato d’animo. In seguito, ogni volta che lo stimolo viene attivato, ritorna nella persona quello specifico stato d’animo a cui lo stimolo è associato. Cosa c’entra tutto questo col golf? Vi chiederete. Innanzitutto se conoscete il “coach” americano Anthony Robbins, avrete letto nei suoi libri che, nell’aiutare i campioni sportivi a ritrovare il successo si è spesso servito dell’ancora. In un libro racconta che Ken Blanchard, un suo amico scrittore e giocatore amatoriale di golf dopo una serie di buoni successi in gara e un miglioramento delle sue prestazioni, aveva “perso lo swing” e non riusciva più da mesi a giocare il suo handicap. Allora Anthony gli ha chiesto se aveva mai colpito perfettamente una palla da golf più di una volta e la risposta è stata sì: ciò significa che il suo inconscio aveva registrato come colpire bene la palla, ora doveva solo imparare ad attingere alle sue risorse, alle informazioni di cui era già in possesso. Nel giro di pochi minuti gli ha insegnato come fare a rimettersi in quello stato d’animo adatto per poter utilizzare le sue informazioni inconsce che gli avrebbero permesso di colpire la palla. E’ accaduto che Ken Blanchard ha giocato come non aveva mai fatto in quindici anni, segnando 15 punti in più rispetto al suo handicap. Ci pensate, giocare -15? Se uno è 15 di handicap significa giocare skrech!
Per ottenere questo risultato Robbins ha “ancorato” Ken al suo miglior swing proveniente da uno stato d’animo produttivo e da una certa fisiologia. Gli ha fatto ricordare come respirava, com’era la sua postura, quali erano i suoi pensieri e come esprimeva la sua gioia di vedere la palla volare magicamente proprio dove lui aveva immaginato. Poi nel culmine dell’esperienza evocativa lo aveva “ancorato” con un tocco particolare e con una parola, ripetendo più volte lo stesso stimolo. Dopo qualche buca bastava il “tocco” speciale di Tony per mettere Ken in quel fantastico stato neurologico che permette al suo inconscio di ricordare alla mente conscia qual è il giusto swing. Dite che sono frottole? Io non ho Anthony Robbins come coach né altri che si sono messi ad imitarne il mestiere ma ho appreso la tecnica dell’ancoramento e la uso nel golf. Per ancorarmi non uso l’immaginazione ma la situazione reale. Per crearmi un’ancora valida ho investito tanto tempo, ho dovuto selezionare i miei migliori colpi reali e non sono poi tantissimi in una giornata di 18 buche… Quando mi rendo conto di aver fatto realmente un colpo stupendo, al massimo delle mie potenzialità mi “ancoro” al mio swing con 4 sensi: la vista perché guardo il pollice e l’indice della mano destra; il tatto perché uso le due dita per pizzicarmi il lobo dell’orecchio destro; l’olfatto perché mentre mi pizzico l’orecchio inspiro profondamente l’aria dal naso e l‘udito perché dico “sì!” a voce alta. Tutto questo avviene in pochi secondi e lo ripeto quando imbuco un putt difficile o faccio un approccio alla bandiera o scaglio il drive dove so di arrivare raramente o prendo il green da 130 metri con un ferro 5 e metto la palla in bandiera. Quando capitano questi momenti di magia in cui l’inconscio passa le giuste informazioni alla mente conscia non me li faccio certo sfuggire e ottengo due risultati: 1rafforzo la mia ancora 2 sono presente a ciò che mi succede e vivo intensamente l’attimo, assaporo la mia gioia fino in fondo, tanto che mi fermo ad ancorarla. Quando uso l’ancora? Quando gioco male e voglio riprendermi prima di iniziare una nuova buca guardo le mie dita, mi pizzico l’orecchio inspirando e dico “sì”. Mi accorgo che la mia fisiologia cambia, allungo il passo, alzo la testa e respiro più profondamente e nove volte su dieci il mio prossimo colpo è bello, segno la buca e riprendo fiducia. Non sto certo a dirvi che l’ancora fa miracoli perché a volte non funziona, se non c’è l’effettiva voglia di ribaltare una situazione negativa e una determinazione a cambiare atteggiamento verso il gioco. Però vale la pena provare. A me è sicuramente servita perché sono scesa di 5 colpi in due gare l’anno scorso usando la mia ancora e anche adesso quando faccio un colpo splendido lo “ancoro” per immagazzinare nel mio inconscio quanti più colpi magici possibili. Perché il golf a volte è davvero magia.

venerdì 25 aprile 2008

Che fare se qualcuno ruba?

Nella mia breve carriera golfistica mi sono imbattuta in parecchie persone che hanno agito con disonestà e so di altre persone il cui comportamento disonesto scoperto in gara ha loro causato la squalifica per anni dal gioco.
Sentite questa: giocavo una Louisiana a coppie con un’amica, l’altra coppia erano marito e moglie che solo sporadicamente facevano gare nel mio golf club. Alla buca 10, un par 3, i due colpi migliori delle coppie erano in green ma abbastanza lontani dalla bandiera. Quando pensava di non essere visto, il marito si è chinato per marcare la palla, invece ha preso la palla e ha lanciato il marchino verso la bandiera guadagnando almeno tre metri sui circa 5-6 che separavano la sua palla dall’asta. Io l’ho visto per caso, ero insieme alla mia amica e trasportavamo i carrelli fuori dalla buca, mi sono girata verso il green e ho visto il misfatto in tutta la sua brutalità morale. L’ho detto concitata alla mia compagna che ha visto l’uomo avvicinarsi al marchino e piantarlo in terra. Siamo state incerte se dirgli quello che avevo visto, poi per fortuna non ha imbucato il putt e neanche sua moglie, per cui da quell’azione disonesta non hanno tratto guadagni. Ma se lo avessero imbucato? Cosa avrei potuto dirgli? “Guarda che ti ho visto spostare il marchino di tre metri, per cui il tuo putt non è valido”? E’ una cosa talmente grossa che mi sarei vergognata per lui.
Una volta è capitato un ragazzo in gara con me che quando rimetteva a posto la palla sul green davanti al marchino la avvicinava alla buca di almeno 5 dita, spudoratamente. Lo faceva sempre, ad ogni buca e nessuno gli diceva niente, così anch’io ho taciuto.
Un’altra volta ho trovato una signora che diceva di aver fatto un colpo in meno il più delle volte, tanto da farmi sentire in colpa ogni volta che la contraddicevo. “Hai fatto 7, non 6, perché il terzo colpo non lo hai preso bene, sei arrivata in green con 4 e hai fatto 3 putt” Lei ci pensava un po’ poi diceva che avevo ragione, ma dopo due buche succedeva di nuovo. “Hai fatto 8, non ti è entrato il quinto colpo in green, hai dovuto fare un altro approccio più due putt fanno 8, non 7” “Sì è vero, hai ragione, scusa” Ma era abbastanza scocciata da questo mio marcarla stretta e ci riprovava regolarmente, per due volte si è impuntata che i colpi giusti erano quelli che diceva lei e alla fine ho rinunciato anche quando alla 18, dopo il suo quinto colpo nel lago ha tirato il settimo in green, ha fatto due putt e ha dichiarato 8.
In fondo ha totalizzato 32 punti ma due sono rubati e 3 le ho impedito di segnarli indebitamente. Avrebbe voluto scrivere 35, in reatà ne aveva fatti 30.
Una volta ho visto un signore anziano che ha messo in terra una palla è ha detto “Eccola, l’ho trovata!” Ma anche a lui non ho avuto il coraggio di dire nulla.
E voi, che fate?

Vacanze a Riva dei Tessali e Metaponto: qui mogli o mariti non si sentono "vedovi" di golf!

Fra il tacco e la punta dello “stivale” Italia, quasi al centro del grande Golfo di Taranto si trova il villaggio di Riva dei Tessali con il Golf Hotel e tante villette bianche immerse nel verde di una fitta pineta. E’ la vacanza ideale per una famiglia anche se a giocare a golf è solo il papà o la mamma perché chi non gioca può fare vita di mare sulla splendida spiaggia del villaggio, fare bagni in piscina, lunghe passeggiate in pineta e molte escursioni. Il golf Hotel è il centro della vita del resort. Sparso armonicamente nella pineta,con arredamento elegante e discreto, regala quell’intimità che ognuno inconsciamente cerca quando è fuori dalla propria casa. Le ampie camere con patio, la piscina, l’accogliente cantinetta-bar , i grandi saloni, il ristorante con la ricercata cucina internazionale e locale ne fanno l’ambiente ideale per ogni tipo di vacanza. Il personale è molto gentile e disponibile, è previsto un servizio di pulmino per accompagnare gi ospiti dal/all’aeroporto oppure al golf di Riva e di Metaponto, anche per chi è venuto in auto ma non la vuole muovere. I prezzi sono un po’ aumentati negli ultimi anni ma sono ancora molto competitivi: fuori dal mese di agosto nel prezzo della mezza pensione del Golf Hotel sono compresi sdraio, ombrellone, green fee dei due percorsi di Riva e Metaponto e palline del campo pratica! Il campo di Riva è bellissimo, immerso nella pineta con fairway stretti e green veloci. E’ considerato un campo facile, io gioco due colpi in meno rispetto al mio campo, ma facile non è affatto. Il percorso di Metaponto è immerso in un aranceto, è un campo aperto, largo e molto spartano, nel senso che fuori dal fairway non è curato, se la palla finisce nella terra tra cespuglietti erbosi non la si toglie più di lì. I par 3 sono difficili e lunghi, l’acqua dei laghi e dei canali è in agguato dovunque: insomma, lo considerano più facile del campo di Riva ma secondo me non lo è. Quando si gioca non occorre portarsi la merenda perchè ogni due o tre buche ci sono cassette di grosse e ottime arance a disposizione dei giocatori e una tanica d'acqua per sciacquarsi le mani.
Dopo le 18 buche si può andare a fare un’escursione ai sassi di Matera, spettacolari! In 40 minuti di auto si arriva e si rimane davvero meravigliati alla vista di queste vecchie case scavate nella roccia, alcune di queste vecchie abitazioni ormai abbandonate si possono anche visitare all’interno, sono divenute piccoli musei. In alternativa in meno di un pomeriggio a disposizione si può visitare Taranto, 30 minuti di auto, una città moderna sul golfo che riserva molte belle sorprese se non si considera la bruttezza assoluta del porto industriale che bisogna attraversare per arrivarci.
I non golfisti o i golfisti meno incalliti possono andare ad Alberobello, la città dei trulli, o alle grotte di Castellana, un’ora e mezzo circa di auto oppure, con una giornata intera a disposizione, possono visitare la splendida Lecce, “la Firenze del sud”.
Riva si può raggiungere in aereo Roma-Bari col servizio di pulmino dell’albergo oppure in auto. Se come me abitate in Toscana o nella zona ovest dell’Italia fate la Firenze-Roma-Napoli- Reggio fino a Sicignano, poi prendete la Basentana passando da Potenza direttamente fino a Metaponto. Lucca-Riva sono circa 6 -7 ore: non poche, ma ne vale la pena!

martedì 22 aprile 2008

Perché in certi periodi non si riesce più a giocare bene?
Mi capita circa una volta l’anno, per periodi variabili da poche settimane a un paio di mesi: tiro un colpo e vedo la palla partire a destra, a sinistra, nel bosco, nel lago, corta, storta, raso terra o altissima. In questi periodi di “depressione golfistica” evito le gare e aspetto che passi questa brutta malattia. Affollo la mia mente dei pensieri più disparati, cercando di capire perché gioco male per poi trovare una soluzione che mi riporti al mio swing vincente, quello in cui tiro senza pensare a niente, senza forzare e vedo la palla volare magicamente verso la buca. “Forse giro poco le spalle? Vado troppo in alto col bastone? Scendo dall’esterno? Non chiudo il colpo?” Allora provo di tutto, partendo da queste ipotesi, per rimediare, ma niente, la mia palla non vola più come prima e più gioco male più la mia mente è in fermento e di relax nemmeno l’ombra.
Che fare? C’è chi prende lezioni, affidando ad un maestro il suo problema e spendendo un bel po’ di soldi perché non basta certo una lezione di mezz’ora per rimettersi in carreggiata. Magari dopo 5-6 lezioni, 150-200 euro spesi e ore di campo pratica riesce a giocare di nuovo bene, ma non è sempre così. C’è chi ignora il problema e continua a giocare male sperando prima o poi di riprendersi da solo, rassegnandosi a segnare +6, +7 ad ogni giro di 18 buche.
C’è chi si intestardisce e passa ore in campo pratica, rifiutandosi di rimettere piede in campo fino a che non migliora.
Io sono tra quelli che sperano di riprendere a giocare bene senza fare niente, fino ad ora ha funzionato. “Domani è un altro giorno” è un motto che si addice al golf, gioco irregolare per sua natura, anche per i professionisti: perfino Tiger Woods ha avuto i suoi momenti di crisi. Nel golf, è risaputo che pensare troppo equivale a sbagliare il colpo. Il pensiero stesso danneggia il tiro perché blocca l’inconscio, il nostro “io” superiore dalle infinite capacità che sa come far muovere il nostro corpo per eseguire un corretto swing. A forza di pensare finiamo per deconcentrarci, staccandoci dal presente. Avete mai provato a fare un lungo putt e pensare che magari il compagno di gioco vi fa ombra e vi dà fastidio, oppure ascoltate il cinguettio degli uccelli, oppure vi fissate sul taglio dell’erba; o magari vi state dicendo che non riuscirete mai ad avvicinare la palla alla buca: quante probabilità avete di fare un bel putt? La vostra immaginazione crea visioni sulle quali incombe l’ombra del fallimento, la certezza anticipata dell’umiliazione blocca ciò che avete ora davanti a voi. Immaginate invece di affrontare lo stesso putt dicendo a voi stessi: “buca, stai per ricevere la mia palla!” Cambia tutto, vero? Ecco allora, la medicina: vivere il presente, concentrarci sul gioco e lasciare la mente più libera possibile, non condizionandola dicendole che in questo periodo giochiamo male. Nel momento in cui smetteremo di pensare che giochiamo male ritroveremo il nostro swing, con o senza le lezioni del maestro.