sabato 24 maggio 2008

3 nemici del golf

Il nemico del golf numero 1: la fretta.
Una di quelle volte in cui il karma negativo si è fatto sentire e, per dirla in parole povere, il mio swing faceva schifo, una persona che giocava con me mi disse queste parole: “Sembra quasi che tu vada sulla palla con la sola voglia di fare in fretta e toglierti il pensiero. Sei contratta e velocizzi il colpo come per assolvere a un dovere, a un obbligo. Sembri “obbligata” a tirare la palla tuo malgrado, come se tu non volessi farlo ma ci fossi costretta. Se tu stessi facendo un esame a scuola, direi che stai cercando di arrabattarti per rispondere ad una domanda difficile, parli in fretta, con la gola secca e ti manca il fiato. Ho reso l‘idea? Invece il colpo va provato e va tirato con l’intenzione di goderlo fino in fondo. Il bello del golf è applicare la tecnica con calma e convinzione. Prova prima di tirare e senti che il tuo swing farà volare la palla per mandarla proprio dove vuoi che arrivi. Dunque goditi il tuo colpo, fallo con calma, fermati sul finish e assaporalo”
Quando gioco male e velocizzo non termino il giro delle spalle nel backswing per fare in fretta il colpo, così perdo il ritmo e quando scendo e vengo in avanti colpisco male la palla. Gli errori più frequenti degli handicap medio-alti sono nel backswing. Nelle giornate buone, in cui ho un buon ritmo, il mio solo pensiero è di finire il giro delle spalle nel back. Il downswing, il follow-through e il finish vengono da soli. Nelle giornate buonissime, invece, il corpo fa già tutto da solo senza che debba pensare a niente, solo all’address. La cura per la fretta? Rallentare ovviamente. Cercare di fare uno swing al 75% della velocità e della potenza.
Suggeritemi voi altri tipi di cura più efficaci…


Il nemico del golf numero 2: la credenza negativa
Nel mio club viene fatta una classifica “eclettica” per ogni socio che partecipa alle gare del circolo e in fondo all’anno viene premiato il socio col miglior score. Ovviamente chi fa più gare ha più probabilità di segnare buoni risultati e migliorare le buche con punteggio basso. Questo è il terzo anno che Simone, handicap 10, non riesce a fare un par alla buca 9!!! Dopo diverse delusioni capitate sempre a quella buca si è fermamente convinto di non riuscire a farla bene, e questa convinzione è diventata per lui un’auto-profezia!
Appena arriva sul tee della buca 9 parte già male perché è indeciso se tirare drive, legno 3 o ferro 3. E’ un par 5 abbastanza difficile (hcp 3) con il green stretto e in pendenza al di là del lago, però uno come lui basta che metta il secondo colpo a 120-150 metri e dovrebbe essere fatta. Ricordo che i primi anni che giocava non aveva alcuna difficoltà a segnare il par,ma ultimamente per lui quella buca è diventata la “maledizione di Tutankamon” e il terzo colpo gli finisce in acqua otto volte su dieci! Oppure attraversa bene il lago ma oltrepassa il green e non riesce mai a fare approccio e putt, segnando bogey o doppio bogey. Certo, l’approccio è difficile perché il green è in forte pendenza verso l’acqua e bisogna far battere la palla sulla montagnola prima del green per non farla rotolare troppo e finire in acqua. Però è difficile per un principiante, non dovrebbe esserlo per un hcp 10.
“Non riesco mai a segnare la buca 9” è la frase ricorrente di Simone e il suo pensiero fisso. E’ la credenza negativa che non lo rende sereno e libero di giocare dando il meglio di sé. “Se tiro il ferro 6 oltrepasso il green e se tiro il 7 rischio che la palla vada in acqua” Quante volte gli ho sentito fare questa previsione e puntualmente realizzarsi!
Le cose sono possibili o impossibili secondo come ce le figuriamo nel pensiero. Se crediamo che la nostra palla finisca nel lago questa sarà la realtà, perché il pensiero dà l’impulso all’azione e metteremo in atto un colpo incerto: 9 volte su 10 la palla andrà in acqua.


Il nemico del golf numero 3: dare la colpa agli eventi esterni

Ogni golfista, anche il più evoluto quando gioca male ha dato la colpa a qualcuno, a qualcosa o al destino avverso e rio. Ricordo che un sabato mattina ero segnata in gara alle 9 di mattina con una mia vicina di casa. Lei era scontenta di questo orario perché non le permetteva di allenarsi in campo pratica come era solita fare prima di ogni gara. Io però avevo necessità di tornare a casa presto e avevo scelto appositamente una delle prime partenze.
Già nel viaggio verso il circolo mi stressava con le sue fisime sull’allenamento: “Non posso partire a freddo,senza aver tirato neppure una palla. Vai più veloce, appena arriviamo corri a prendere gli score e intanto io prendo un gettone e tiro 20 palle” Invece poi arrivammo dieci alle 9, giusto il tempo di prendere le sacche, gli score, estrarre drive, palla e tee e andare a tirare il primo colpo. Dovete indovinare come andò il primo colpo dal tee di questa signora, io non ve lo dico. Vi racconto solo la sua reazione: “E’ tutta colpa tua! Tu e la tua mania di giocare all’alba! Questa è l’ultima volta che ti assecondo, d’ora in avanti o ti adatti miei orari o parti da sola!”
Era dunque colpa mia se aveva fatto un colpo orribile? Avrei dovuto sentirmi in colpa? Ma neanche per idea! Era lei che aveva scelto, con i suoi pensieri negativi, quell’ atteggiamento mentale disfattista e negativo. La mancata consapevolezza di se stessa la portava a cercare un colpevole dei suoi disagi all’esterno mentre bastava cercare il “mostro” dentro di sé. La sua palla era finita esattamente nel punto in cui la sua intenzione l’aveva inviata, non era colpa di nessuno se il suo tiro era carico di messaggi conflittuali e motivazioni nascoste.
Quella è stata l’ultima volta che ci siamo segnate in gara insieme.
Ho conosciuto anche diverse persone che davano la colpa del loro gioco orrendo a malesseri fisici di vario tipo, mal di schiena, torcicollo (non mi giro bene…), mal di piedi, mal di pancia… Altre davano la colpa a qualcuno che parlava lì vicino, al rumore del car che si sposta, al vento… Chi è abituato a dare le colpe agli altri non può essere una persona limpida, sorridente e felice né ha buone probabilità di giocare un buon golf.

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